“Desire”: cosa non ha funzionato nel quarto album degli Hurts

(scroll down for the English version)

Lo abbiamo aspettato con tanta curiosità, e finalmente “Desire”, quarto album in studio del duo synth-pop britannico, composto da Theo Hutchcraft e Adam Anderson, è uscito: ma le aspettative non sono state soddisfatte appieno. Scopriamo perché.

È vero che il duo aveva preannunciato che questo sarebbe stato un disco molto più pop e più gioioso rispetto agli altri; infatti, i loro primi 2 lavori sono estremamente cupi sia dal punto di vista delle melodie che dei testi, mentre una svolta in senso più “positivo” la possiamo individuare già nel terzo album, “Surrender”. Ma quanto è successo con “Desire” è decisamente troppo: sembra che abbiano provato ad essere qualcosa che, in fondo, non possono essere.

I singoli, “Beautiful Ones” e “Ready To Go”, ci avevano fatto ben sperare: il primo per la profondità del significato del testo, il secondo per essere estremamente orecchiabile.

Le note dolenti però sono altre: la maggior parte delle canzoni assomiglia a quei pezzi pop un po’ anonimi che senti distrattamente mentre sei al bar con amici. Inoltre, Hutchcraft non sembra usare e valorizzare appieno la voce meravigliosa che si ritrova. Infine, i testi: in alcune tracce sono assai banali e facilmente dimenticabili.

Passiamo all’analisi delle singole canzoni: “People Like Us” è forse l’unica rimasta ancora dentro il loro stile originario; qui emerge in modo notevole la capacità di Hutchcraft nel descrivere scene ben precise, che ha sempre contraddistinto il suo stile di scrittura; il ritornello è comunque molto orecchiabile.

“Something I Need To Know” ha un testo abbastanza scontato, e il ritornello si dimentica in fretta; “Thinking Of You” è invece molto stucchevole sia dal punto di vista del testo sia dello stile di canto.

“Chaperone” e “Boyfriend” sembrano entrambe già sentite, nonostante la seconda sia molto più coinvolgente e ballabile della prima.

Una delle punte dell’album è individuabile in “Hold On To Me”, che presenta un ritornello molto potente e una struttura ben costruita. “Magnificent”, la chiusura dell’album, è una ballata al pianoforte che assomiglia ad alcune loro canzoni più vecchie.

Insomma, siamo del parere che gli Hurts avrebbero potuto fare molto meglio, nonostante ci siano alcuni pezzi più interessanti di altri.

E voi, cosa pensate di questo nuovo sound?


We have waited for it with great expectations, and finally “Desire”, the British synth-pop duo’s 4th studio album, has been released: but we aren’t completely satisfied. Let’s find out why.

The duo annuounced that it woud have been a more pop and joyful record than anything they’ve ever done; in fact, their first two albums are extremely dark, for both music and lyrics, but a significant change in their style could be traced in their 3rd album, “Surrender”, which is way more positive. But what happened with “Desire” is too much: it sounds like they tried to be something that, deep down, they cannot be.

The singles, “Beautiful Ones” and “Ready To Go”, made us hope for a very good record: the first one for the lyrics’ deep meaning, the second one for being extremely catchy.

But the point is that most of these tracks sound like those anonymous pop songs you distractedly listen to when you’re out with your friends. Moreover, Hutchcraft doesn’t seem to take advantage of the beautiful voice he has. Lastly, the lyrics: in some tracks they are extremely ordinary and easily forgettable.

Let’s analyse the songs: “People Like Us” is, maybe, the only one that sticks the most to their original style; moreover, here Hutchcraft’s songwriting abilities pop up in a way they rarely do in this album; the chorus is still really catchy.

“Something I Need To Know” has really ordinary lyrics, and you easily forget the chorus; “Thinking of you”, instead, is a bit sickening both for the lyrics and the singing style.

“Chaperone” and “Boyfriend” sound like you’ve listened to them elsewhere, even if the second one is more captivating and danceable than the first one.

One of the best songs of the album is “Hold On To Me”, characterized by a powerful chorus and a well-built structure. “Magnificent”, the closing song, is a piano ballad that resembles some of their older songs.

We think that Hurts could have done so much better, even though some tracks are more interesting than others.

What do you think of this new sound?

Giulia Gallo
Ha una particolare predisposizione per le band e il sound britannico. Suona cover di pezzi rock con l’ukulele.

No Comments

Post a Comment